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Luca Proietti

Medico, Psichiatra e Psicoterapeuta

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Recensione psicologica a “Un Uomo” di Oriana Fallaci

Luca Proietti · Ago 14, 2019 · Leave a Comment

Recensione psicologica a "Un Uomo" di Oriana Fallaci
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Il libro “Un uomo” di Oriana Fallaci ha importanti insegnamenti di natura psicologica, in questo post ti parlo di quelli che mi hanno colpito di più.

Gira che ti rigira, mi capita sempre di leggere saggi di psicologia, psicoterapia e crescita personale. Questa volta finalmente, sono riuscito a finire a un romanzo, ma ho avuto una sorpresa, perché “Un uomo” della Fallaci è un libro che coglie aspetti psicologici interessanti.

L’ autrice infatti è stata bravissima ad analizzare e descrivere le dinamiche interiori dei personaggi.

Recensione psicologica a "Un Uomo" di Oriana Fallaci
Photo by Thought Catalog on Unsplash

L’amica che mi ha regalato questo libro mi ha detto “La Fallaci è capace di tirare fuori emozioni e pensieri che non pensavi di avere“. E’ proprio così, analizza i suoi personaggi con una profondità da far invidia a professionisti della psiche, e ci mette di fronte a emozioni, sentimenti e vissuti che sono quelli comuni a tutti noi esseri umani.

Da un punto di vista psicologico risultano interessanti anche l’importanza che la Fallaci in “Un Uomo” riconosce ai sogni, alle intuizioni e alla pragmatica relazionale tra i singoli personaggi, ma anche tra i gruppi politici e i ruoli istituzionali.

Qui di seguito condivido con te i 15 insegnamenti psicologici che questo libro mi ha lasciato.

I vari punti possono essere letti in ordine sparso, anche uno alla volta.

1. La fiaba dell’eroe

Il tema portante in “Un uomo” di Oriana Fallaci

La fiaba dell'eroe - Il tema portante di "Un uomo" di Oriana Fallaci
Photo by TK Hammonds on Unsplash

Come diceva Jung gli archetipi sono immagini, figure, temi primordiali e universali; presenti in tutte le culture, in ogni epoca e nella psiche di ogni essere umano. Sono figure, al di fuori del tempo, che popolano le leggende, i miti, la narrativa e i sogni, incarnano esperienze umane fondamentali e significati universali.

L’eroe è una delle figure archetipe per eccellenza, e come Vogler ha descritto nel suo libro “Il viaggio dell’eroe” (link Amazon), questi deve seguire un percorso canonico in cui si susseguono le fasi della prova, crisi, rinascita e trasformazione.

Il viaggio dell’Eroe

Il percorso dell’eroe è in un certo senso quello che ognuno di noi, se vuole, è chiamato a intraprendere per la propria crescita personale. La partenza è avventurosa e, sulla spinta dell’entusiasmo, sembra facile. Ma col tempo sarà necessario affrontare ostacoli e mostri, che sono in realtà dentro di noi, vivere momenti di sconfitta e frustrazione, per poi maturare nuove consapevolezze e conoscenze, per superare i nostri limiti.

Il viaggio dell'Eroe di Christopher Vogler

La fiaba dell’eroe non si esaurisce col gran gesto che lo rivela al mondo. Sia nelle leggende che nella vita, il gran gesto non costituisce che l’inizio dell’avventura, l’avvio della missione.

Ad esso segue il periodo delle grandi prove, poi il ritorno al villaggio o alla normalità, poi la sfida finale dietro cui si nasconde l’insidia della morte sempre evitata. Il periodo delle grandi prove è il più lungo, forse il più difficile.

E lo è perché, durante quello, l’eroe si trova completamente abbandonato a sé stesso, irresistibilmente esposto alla tentazione di arrendersi, e tutto congiura contro di lui: L’oblio degli altri, la solitudine esasperata, il rinnovarsi monotono delle sofferenze.

Ma guai se egli non supera quel secondo esame, guai se non resiste, se cede: il gran gesto che lo rivelò diventa inutile e la missione fallisce.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 89
Photo by Joey Nicotra on Unsplash

Nella guida sull’interpretazione dei sogni, che trovi qui a questo link ho parlato dei sogni archetipi e della figura dell’eroe.

2. Il Silenzio, la solitudine e l’acqua che si imputridisce

Un uomo che non parla a nessuno e a cui nessuno parla è come un pozzo che nessuna sorgente alimenta: a poco a poco l’acqua che vi stagna imputridisce ed evapora.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 96
Il Silenzio, la solitudine e l'acqua che si imputridisce
Photo by Alvis Taurēns on Unsplash

Il silenzio e la solitudine sono sicuramente importanti per mettere ordine nella propria vita, per riuscire a fermarsi ed ascoltarsi, spegnendo il rumore in cui siamo immersi, bombardati da condizionamenti e stimoli.

Se ricercati all’eccesso però, possono essere controproducenti. Lì per lì la solitudine sembra piacevole, è comoda: non devi confrontarti, scendere a compromessi ed accordarti con l’ altro. Ma è una comodità che impoverisce, fa ristagnare i nostri pensieri e li rende sempre più rigidi.

Solo attraverso l’incontro con l’altro possiamo crescere, mettendo in dubbio le nostre certezze e flessibilizzandoci. L’altro ci costringe a confrontarci con i nostri limiti e le nostre rigidità, ci rende persone migliori, e aiuta a sviluppare nuove idee.

Photo by Adrien Olichon on Unsplash

Quel silenzio ostinato ti spaccava i nervi e a volte ti faceva rimpiangere l’interrogatorio. La morte si affronta, ti dicevi, le torture si subiscono, il silenzio no. Lì per lì sembra che non sia un danno, che anzi serva a pensare meglio e di più, presto però ti accorgi che in esso pensi meno e peggio, perché il cervello, lavorando sulla memoria e basta, si impoverisce.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 96

3. Rincorrere un sogno

Qui mi interrompi, mi spieghi che il viaggio è la vita, che la nave sei tu, una nave che non ha mai gettato l’àncora, che non la getterà mai, né l’àncora degli affetti, né l’ancora dei desideri, né l’ancora di un meritato riposo. Perché non ti rassegnerai mai, non ti stancherai mai di inseguire il sogno.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 209

Per realizzare i nostri sogni e ottenere quello che vogliamo, dobbiamo essere determinati e impegnarci, come abbiamo visto in questa guida (link). Allo stesso tempo però, c’è il rischio opposto: quello di fissarsi sugli obiettivi, sacrificando altre cose importanti, con le conseguenze disastrose della traguardomania (link), di cui abbiamo parlato qui (link).

Oltretutto capita spesso di inseguire traguardi che pensiamo di volere, ma poi non ci soddisfano. Questo succede quando i nostri desideri e le nostre scelte, sono mosse da condizionamenti e aspirazioni insane: come l’ego, il voler apparire, il voler dimostrare, l’ arrivismo ad ogni costo.

Discernere per fare scelte di qualità

E’ per questo che la pratica del discernimento è fondamentale per fare scelte di qualità. Perché vuoi quello che vuoi? Cosa ti spinge? Cosa ti muove ?

In questa guida parlo del discernimento per le scelte (link).

Infine spesso una volta che inseguiamo un obiettivo, rischiamo di fissarci, come se l’ inseguire qualcosa, la rassicurazione che arriva dall’avere una direzione, indipendentemente da quale sia, diventi più importante dell’obiettivo stesso.

Questa dinamica rischia di renderci ancora più ciechi e disattenti nell’accorgerci se un obiettivo è realmente in linea con i nostri desideri più profondi, o se segue invece i condizionamenti imposti dalla società.

E se ti chiedessi che sogno non sapresti rispondermi: oggi è un sogno cui dai nome libertà, domani potrebb’essere un sogno cui dare nome verità; non conta che siano o non siano obiettivi reali, conta rincorrerne il miraggio, la luce.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 209

4. Il dubbio.

La coscienza che disturba la consapevolezza, l’ intelligenza avvelena ottimismo.

Photo by Paolo Nicolello on Unsplash

Il problema è che le persone intelligenti sono piene di dubbi, mentre le persone stupide sono piene di sicurezza.

Charles Bukowski

La coscienza, la ragione, quando spinte all’eccesso sono in grado di trovare imperfezioni, falle e farci dubitare di qualsiasi cosa.

La sicurezza deriva dalla consapevolezza, non si ottiene tramite un’analisi razionale, è la percezione di una sensazione.

Il dubbio, quando spinto all’eccesso tormenta, rallenta e rende insoddisfatti di qualunque cosa, questo è quello che si osserva in quel disturbo che si chiama Dubbio Patologico.

Photo by bruce mars on Unsplash

Quel dubbio che tormenta quando l’intelligenza avvelena l’ottimismo della volontà e ci si accorge che gli uomini non corrispondono all’idea dell’Uomo, che il popolo non corrisponde all’idea del Socialismo, e si scopre che essere vuol dire essere pessimisti.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 287

5. Libertà, rispetto e gerarchie

Libertà, rispetto e gerarchie in un uomo di Oriana Fallaci

In alcuni contesti la libertà, l’uguaglianza e la democrazia sono controproducenti. Un genitore, quando necessario, deve imporre delle regole ai figli, anche a costo di essere osteggiato e non apprezzato. Ci sono infatti alcune relazioni, come quella genitore – figlio dove le gerarchie devono essere rispettate. Molti dei problemi clinici che si osservano oggi derivano da una democratizzazione delle gerarchie famigliari.

Figlio: “Non voglio andare a scuola!”

Risposta della famiglia democratica e permissiva

Genitore: “Parliamone…”

Risposta della famiglia sana

Genitore: “Prima vai a scuola poi se mai se ne parla, ma a scuola ci vai comunque!”

Il modello di famiglia permissivo-democratico, e ancora peggio quello che oscilla tra l’autoritario e il democratico sono i più patogeni (Giannotti, Nardone & Rocchi, 2015).

Declamando Platone: ” Quando un popolo divorato dalla sete di libertà ha per capi malaccorti coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino a ubriacarlo, accade che se i governanti resistono alle richieste dei sudditi sempre più esigenti essi vengono dichiarati reprobi e accusati di voler togliere la libertà.

Photo by Mitul Gajera on Unsplash

E accade pure che chi si dimostra disciplinato verso i suoi superiori viene definito un uomo senza carattere, un servo, che il padre impaurito finisce per trattare i figli da suo pari, che il figlio non ha più timore né reverenza pei genitori, che il maestro non osa rimproverar gli scolari e li adula, sicché costoro si fanno beffe di lui e pretendono gli stessi diritti e la stessa considerazione dei vecchi.

E i vecchi per non apparire troppo severi danno ragione ai giovani.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 345

6. Ogni eccesso estremizzato porta al suo opposto

Si diventa sempre la stessa cosa che si combatte. Quando si combatte qualcosa si è costretti ad andarle molto vicino, ed è facile rimanere contagiati

C. G. Jung

In linea con queste parole M. Recalcati nel suo libro “Il complesso di Telemaco“, ci spiega come ogni rivoluzione riuscita rischi di trasformarsi, col tempo, in qualcosa di molto simile al regime che aveva combattuto.

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Da ogni rivoluzione nasce o rinasce un impero. Guarda quella francese, l’esempio che ha avvelenato il mondo con le sue bugie Libertè-Egalitè-Fraternité. Fiumi di sangue e di sogni, mari di atrocità e di chimere, e poi?

Napoleone Bonaparte e l’Impero, privilegi identici ai privilegi di prima, perfezionati semmai, abusi identici agli abusi di prima, sigillati semmai da un codice scritto secondo principii di logica.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 539

Per evitare questo errore, occorre accettare, prima di combattere, ciò che vogliamo cambiare; l’opporsi in maniera rigida e basta è controproducente perché rafforza o riproduce ciò che si combatte.

Come diceva sempre il buon vecchio Jung:

Ciò che neghi ti sottomette, ciò che accetti ti trasforma.

Jung

Quando scopriamo in noi dei difetti che non ci piacciono, magari che abbiamo in comune con i nostri genitori, sforzarsi di cancellarli, negarli o arrabbiarci non farà altro che amplificare in noi questi comportamenti. Per riuscire a modificarli occorre invece prima accettarli.

In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa la malapianta: la tirannide. Infatti ogni eccesso suole portare all’eccesso opposto, sia nelle stagioni che nelle piante che nei corpi, e a maggior ragione nei reggimenti politici.

7. Il drago nelle fiabe e in “Un uomo” di Oriana Fallaci

Il drago nelle fiabe e in "Un uomo" di Oriana Fallaci

Nella fiaba dell’eroe, nel nostro cammino di crescita personale, come abbiamo detto, troviamo sempre il drago o un mostro da affrontare.

Il drago nelle fiabe, ha un aspetto terribile. Quello di un serpente alato con molte teste e lingue biforcute, di solito, oppure quello d’una gigantesca lucertola con pupille di fuoco e artigli d’acciaio.

Si nutre di vergini e di giovanetti, espelle fumo dalle narici, divora chiunque si avvicini al ponte che protegge il suo reame; il paesaggio intorno a lui è cosparso di teschi, ossa spolpate, membra straziate. Gli avanzi di coloro che tentarono di abbatterlo senza riuscirci.

Dicevamo anche che nel nostro cammino, il mostro spesso non è un ostacolo concreto, presente all’esterno, ma è qualcosa che è dentro di noi: un limite, una tendenza che vogliamo cambiare, il sentirci inadeguati in una qualche situazione o incapaci di fare qualcosa.

Nella vita la sua essenza non cambia ma il suo aspetto è diverso. A volte non lo si può neanche riconoscere perché simboleggia una realtà astratta, una situazione che esiste ma non si vede.

Photo by Peter Forster on Unsplash

A volte non lo si può neanche riconoscere perché si presenta come una persona, cioè con un corpo normale, un tronco con due braccia e due gambe, una testa con un naso e una bocca e due occhi.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 410

8. Dioniso:

Una specie d’allegria priva di felicità.

Un’esuberanza eccessiva, rabbiosa, una specie d’allegria priva di felicità. Sai l’esuberanza e l’allegria di Dioniso che corre pei boschi sghignazzanfo, zufolando, ruzzando coi fauni e le menadi: il capo cinto di edera, il pene ritto ed ansioso, e gli occhi pieni di lacrime.

Dioniso, Una specie d'allegria priva di felicità in "Un Uomo" di Oriana Fallaci

Dioniso non è un dio felice, anzi è il più tragico degli dèi perchè è quello che esprime lo spasimo della vita e l’inevitabilità della morte.

Dioniso, in un certo senso, è la rappresentazione della fase maniacale, si è allegri, euforici, espansi, disinibiti, ma non si è felici e si finisce con il diventare irritabili.

Secondo gli psicoanalisti la fase maniacale può essere vista come una difesa dalla depressione. Senza entrare nell’ambito clinico e patologico, talvolta ci troviamo in situazioni quando di fronte alla paura della morte, o alla sofferenza derivante da situazioni dolorose, reagiamo in maniera “maniacale“.

Facciamo finta di niente, esuberanti, tentiamo di distrarci, portandoci in realtà dentro di noi la tristezza da cui stiamo fuggendo, che però prima o poi si farà sentire.

Dioniso è la vita che non esiste senza la morte, è la maledizione di nascere, è il rifiuto inconscio di morire. Non a caso il suo culto è un’orgia avida e disperata, la sua gaiezza è intrisa di sofferenza e il suo brio di dolore.

La difesa maniacale - Vivere come Dioniso per sfuggire alla sofferenza

La difesa maniacale – Vivere come Dioniso per sfuggire alla sofferenza

Di fronte alla sofferenza derivante dalle situazioni difficili, dolorose, purtroppo non esiste altra soluzione se non quella di fermarsi per metabolizzarle. Fuggire, e negare la sofferenza avrà come unico risultato quello di farci sentire poi un contraccolpo più forte.

Ebbene, tra i tuoi mille volti c’era sempre stato il volto di Dioniso che corre pei boschi zufolando ruzzando coi fauni e le menadi: “Giochiamo?” C’era sempre stato quell’impeto di vitalità.

All’improvviso però esso aveva assunto un che di esasperato, frenetico, quasi fosse una commedia per ingannare te stesso e sopportare l’idea della morte. Non stavi più fermo, tranquillo a riflettere.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 430

In questa guida ho descritto 2 strategie per gestire il Dolore Emotivo (link), per superare il dolore occorre viverlo e farlo decantare.

9. La difficoltà di vivere la normalità

Ci si dimentica sempre che un eroe è un uomo, soltanto un uomo, e che resistere a una tirannia, subire sevizie, languire per anni in una cella senz’aria né luce è a volte più facile che battersi nell’equivoco delle lusinghe della normalità.

Spesso è più facile trovare la forza e la motivazione per compiere grandi imprese, che quella per affrontare la quotidianità. Quando sentiamo di star lavorando per qualcosa di grande, di importante e di utile siamo sicuramente più motivati di quando dobbiamo affrontare gli imprevisti e i problemi della quotidianità.

La difficoltà di vivere la normalità in un uomo di Oriana Fallaci

Siamo chiamati a essere eroici nella quotidianità.

Non è la grandezza della montagna, ma il sassolino nella scarpa che fa desistere lo scalatore

Stefano Bartoli
Né l’Uomo ragno né Rocky, né Rambo ne affini
Farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

Sono un eroe, perché lotto tutte le ore.
perché combatto per la pensione
perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere.
straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere.
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Sono un eroe, perché lotto tutte le ore.
perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
perché sopravvivo al mestiere.
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere.
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
Fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato

10. La sofferenza

Si ha un bel dire che la serenità addormenta, che la felicità rimbecillisce, che il soffrire invece sveglia e dà idee. Il soffrire paralizza, spegne l’intelligenza, uccide. E con te avevo sofferto veramente troppo.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 484

Comunemente si ritiene che la sofferenza spinga a produrre, renda artisti, che fornisca ispirazione. La verità è che se si soffre davvero, in maniera profonda, si è paralizzati, non si è in grado di produrre o fare alcunché.

Da qui cade anche il falso mito che per essere talentuosi o straordinari bisogna per forza essere sofferenti. Va molto di moda l’idea del genio ribelle o maledetto, ma come è stato analizzato da alcuni autori, i veri performer, per garantire prestazioni elevate nel tempo devono aver sviluppato un equilibrio psicologico. (Nardone & Bartoli, 2019)

Un uomo di Oriana Fallaci, Si ha un bel dire che la serenità addormenta, che la felicità rimbecillisce, che il soffrire invece sveglia e dà idee. Il soffrire paralizza, spegne l'intelligenza, uccide. E con te avevo sofferto veramente troppo.

11. Amore, libertà e relazioni d’amore in “Un uomo” di Oriana Fallaci

Il fatto è che non ci si accorge mai in tempo di ciò che è importante e ciò che non lo è. Finché l’essere amato t’opprime con le sue pretese, i suoi lacci, ti senti rubato a te stesso.

Ti sembra che rinunciare per lui a un lavoro o a un viaggio o a un’avventura sia ingiusto; apertamente o in segreto covi mille rancori, sogni di libertà, vagheggi un’esistenza priva d’affetti dentro cui muoverti come un gabbiano che vola nel pulviscolo d’oro.

Amore, libertà e relazioni d'amore in "Un uomo" di Oriana Fallaci
Photo by Philip Brown on Unsplash

Che supplizio inaudito le catene con cui l’essere umano ti lega impedendoti di alzare le ali, che ricchezza sterminata lo spazio di cui ti chiude con le stesse catene le porte.

A quanti di noi è capitato di sentirci così? Non perché non amiamo il nostro partner, ma perché spesso vediamo come più appetibile ciò che non abbiamo. Agognamo una presunta libertà se siamo impegnati in una relazione stabile, desideriamo una storia quando siamo così liberi da sentirci soli.

Vivere in coppia – Croce o delizia ? “Un Uomo” Oriana Fallaci e Alekos Panagulis.

Vivere in coppia vuol dire anche pensare all’altro, fare i conti dell’effetto che le proprie istanze ed esigenze hanno sull’altra persona. Significa pensare sempre in due, e mettere in crisi o quanto meno analizzare le proprie esigenze, in funzione di quelle dell’altro.

Però, quando lui non c’è più, e quello spazio si spalanca infinito davanti a te, sicché puoi volare nel pulviscolo d’oro a tuo piacimento, gabbiano senza affetti e senza lacci, avverti un vuoto spaventoso.

Un uomo Oriana Fallaci. Però, quando lui non c'è più, e quello spazio si spalanca infinito davanti a te, sicché puoi volare nel pulviscolo d'oro a tuo piacimento, gabbiano senza affetti e senza lacci, avverti un vuoto spaventoso.
Photo by Gustavo Espíndola on Unsplash

Può capitare talvolta di sentirsi meno liberi quando si è in una relazione, tuttavia spesso questa è solo un’illusione. La tanto agognata libertà da e di fare le attività a cui dovevi rinunciare, una volta ottenuta, si mostra meno entusiasmante di quanto pensavi.

E il lavoro o il viaggio o l’avventura che gli sacrificasti così a malincuore ti appaiono in tutta la loro inutilità, non sai più cosa fartene della libertà riconquistata, come un cane senza padrone, una pecora senza gregge, ti aggiri in quel vuoto piangendo la schiavitù perduta e daresti l’anima per tornare indietro, rivivere le pretese del tuo carceriere.

Perché il rimorso ti strozza. Il rimorso è una piaga incurabile. Invano cerchi di medicarla con attenuanti, giustificazioni, se-avessi-saputo, se-avessi-indovinato, invano cerchi di ignorarla affermando che tu hai mancato verso di lui quanto lui mancò verso di te, quindi i conti son pari.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 513

12. La tragicità della Domenica raccontata in “Un uomo” da Oriana Fallaci

La tragicità della Domenica raccontata in "Un uomo" da Oriana Fallaci

Nella nostra società moderna, corriamo come dei pazzi; dietro a che cosa non lo sappiamo bene neanche noi. Ambizioni ? Ego ? Arrivismo ? Progetti ? La domenica si fa sentire in tutta la sua angosciante pausa, ci mette davanti a noi stessi:

Cosa stiamo inseguendo ? Che cosa ci ha lasciato la settimana, che cosa ci stanno dando i nostri mille impegni ?

La Domenica, un tempo occasione di festa e relax, rischia di diventare un momento in cui tormentarci. Perché non siamo più abituati a fermarci per riflettere, a rileggere quello che viviamo, e quindi quando siamo costretti a farlo, sentiamo il contraccolpo.

Chi ha detto che ci si rilassa e ci riposa la domenica a New York ? Al contrario, sembra un giorno fatto per pensare, per tirare le somme dei nostri errori e dei nostri rimpianti, cioè per tormentarci.

Rattrappita in quel vuoto, in quel silenzio appena mosso fra fruscii, borbottii, mi laceravo il cervello di rimproveri, dubbi, interrogativi, e la sensazione d’aver commesso un tragico errore…

Un uomo Oriana Fallaci, pag 589

La soluzione apparente di continuare a correre e riempirsi la giornata, non riesce sempre a mitigare quell’angoscia, che Sorrentino chiama la Morte della domenica pomeriggio (Sorrentino, 2012).

Un Uomo di Oriana Fallaci, Chi ha detto che ci si rilassa e ci riposa la domenica a New York ? Al contrario, sembra un giorno fatto per pensare, per tirare le somme dei nostri errori e dei nostri rimpianti, cioè per tormentarci.
Photo by Aaron Burden on Unsplash

Per quanto corriamo veloci, prima o poi i conti con noi stessi e con la nostra vita dobbiamo farli, a questo punto conviene prendere l’abitudine di diluire questo bilancio, facendolo in maniera costante.

“La morte della domenica pomeriggio”

Sulla morte della domenica pomeriggio non se ne parlerà mai abbastanza. Questa prova generale della fine del mondo, tutte le sacrosante settimane.

La domenica pomeriggio, il tempo si dilata, diventa un guerriero invincibile. Il tempo della domenica pomeriggio non batte alla stessa velocità del tuo tempo. Dunque, tutto si fa triste torpore.

Tutto è baratro di nulla. L’ovatta invisibile cala negli appartamenti. Le orecchie si separano dal mondo. In molti valutano attentamente l’ipotesi del suicidio. I paeselli ameni assomigliano a piccole Nagasaki nel momento di massima popolarità.

Gite e bagni a mare non corroborano, perché aleggiano un’intercapedine di depressione: il momento in cui ti dovrai mettere in macchina e tornare indietro. In autostrada, poi, l’unico che ti somiglia e ti capisce è il lavorante del pedaggio. Ti ci specchi. Ma questo non aiuta, solo impedisce la prospettiva.

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A casa, nel pomeriggio del ritorno, se i letti sono disfatti, allora c’è da temere. I sogni si accosciano. L’assenza di speranza incrina la convinzione del cattolico praticante. Ti scocci di rifarli, perchè è inutile, tra poco si va a dormire.

Ma se non lo rifai, il letto, il pensiero di quella approssimazione ti imprigiona in una gabbia di malessere. Ti guardi un tempo della partita noiosa con un atteggiamento come se da dietro al televisore dovesse sbucare da un momento all’altro il prete che ti confessa prima del trapasso.

E quando il prete appare, c’è da giurarci, la prima cosa che ti segnala è il letto disfatto. Un macigno senza catapulta e la notte si fa agitata. Si sbrodola nel lenzuolo che diventa una pezza. Perché era già una pezza dalla notte prima.

Hanno tutti ragione, Sorrentino P.

Dipendenza dal lavoro come fuga

Temiamo a tal punto il confronto con la nostra vita, che spesso il lavoro diventa un rifugio. Nei suoi confronti siamo ambivalenti: da un lato vorremmo avere più tempo per noi, essere più liberi, ma dall’altra essere impegnati ci permette di non pensare e di far finta di essere contenti e soddisfatti di quello che facciamo, anche quando non lo siamo.

E, nel buio nel letto, il lunedì appare come un complotto del mondo ordito esclusivamente contro di te. Invece, nel lunedì vero, si schiudono rivoli di gioia, anche se non tutto è svanito, qua e là durante la giornata, affiora l’ombra del cattivo pensiero. Questo: tra sei giorni è di nuovo domenica.”

Imparare ad accettare il piattume della domenica pomeriggio con il suo esame di coscienza, senza cercare a tutti i costi di fuggirlo ci permette di saggiare, vagliare e valutare quali sono le priorità che ci muovono, quali i desideri che inseguiamo e come ci stanno lasciando questi ? Altrimenti rischiamo di vivere senza accorgercene risucchiati in un vortice che ci anestetizza, e da cui abbiamo troppa paura di uscire.

13. Gruppi chiusi – l’analisi dei partiti in “Un uomo” di Oriana Fallaci

Gruppi chiusi - l'analisi dei partiti in "Un uomo" di Oriana Fallaci

Un individualista con fantasia e dignità non può appartenere a un partito. Per il semplice fatto che un partito è un partito, cioè un’organizzazione, una cricca, una mafia, nel migliore dei casi una setta, che non permette ai suoi adepti di esprimere la propria personalità, la propria creatività.

Anzi gliela distrugge o almeno gliela piega. Un partito non ha bisogno di individui con personalità, creatività, fantasia, dignità: ha bisogno di burocrati, di funzionari, di servi.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 513

E’ esperienza quotidiana vedere gruppi chiusi, siano essi istituzionali o semplici compagnie di amici, che respingono individui che hanno pensiero critico e sono dotati di personalità; persone che non accettano di omologarsi a tutto quello che viene loro venduto per buono.

Questo accade in quei gruppi in cui i componenti rinunciano completamente alla propria individualità, per rifugiarsi nella sicurezza dell’omologazione, dell‘essere un tutt’uno.

Frequentare e volersi sentire parte di un gruppo di persone non ha nulla di male in sé, ma quando per paura il gruppo si blinda, impedendo il confronto e la condivisione con l’altro, con il diverso, allora questo diventa pericoloso e patogeno.

Un uomo di Oriana Fallaci, Per detenerlo assumono soltanto manager ubbidienti, impiegati servili, yes-men, cioè gli uomini che non sono uomini, gli automi che dicono sempre sì.

Questo succede perché le persone interessanti, dotate di un pensiero critico e con idee personali possono spaventare i componenti del gruppo, che sentono minacciata la loro identità collettiva.

Il gruppo cerca Yes-man e automi che dicono sempre sì, la solitudine di Alekos Panagulis in “Un Uomo” di Oriana Fallaci

Un partito funziona come un’azienda, un’industria dove il direttore generale (il leader) e il consiglio di amministrazione (il comitato centrale) detengono un potere irraggiungibile e indivisibile.

Per detenerlo assumono soltanto manager ubbidienti, impiegati servili, yes-men, cioè gli uomini che non sono uomini, gli automi che dicono sempre sì.

In un’azienda, un’industria, il direttore generale e il consiglio di amministrazione non sanno cosa farsene delle persone intelligenti e fornite di iniziativa, degli uomini e delle donne che dicono no, e questo per un motivo che supera perfino la loro arroganza: pensando e agendo gli uomini e le donne che dicono no costituiscono un elemento di disturbo e di sabotaggio, mettono rena negli ingranaggi della macchina, diventano sassi che rompono le uova nel paniere.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 515

Dare il tuo contributo – cercare di essere utile al gruppo

Più ti sforzerai di essere interessante, utile e dare un contributo al gruppo più questo si chiuderà, perché ti percepirà come minaccioso.

Guai all’illuso che crede di portare un contributo-personale-con-la-discussione-e-lo-scambio-di-vedute: finisce espulso o degradato o lapidato, come si conviene a chi non è in grado di capire o finge di non capire che in un partito, un’azienda, si consente solo di discutere su ordini già dati, scelte già fatte.

Purché, è sottinteso, la discussione non prescinda dai due sacri principii: ubbidienza e fedeltà.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 515

14. Le dinamiche interne alle organizzazioni gerarchiche delle istituzioni

Un uomo di Oriana Fallaci. Invece un partito che non ha una teoria né un modello ideologico. Un partito che non sa cosa vuole né come lo vuole, non può portare a sua discolpa neanche motivi ideali.

Nei gruppi con un‘ ideologia l’individuo sa di dover aderire e conformarsi ad essa, in maniera acritica, per poter essere accettato. Mentre in quelli privi di un’ideologia, come lo sono alcune strutture statali, l’unica cosa che fa da collante per il gruppo sono le ambizioni e la psicopatologia personale.

Invece un partito che non ha una teoria né un modello ideologico. Un partito che non sa cosa vuole né come lo vuole, non può portare a sua discolpa neanche motivi ideali.

Di conseguenza, i suoi abusi e le sue infamie e le sue pretese di ubbidienza, di fedeltà, sono imposte da arrivismi personali, ambizioni private.

Un uomo di Oriana Fallaci. Cricche dentro la cricca, mafie dentro la mafia, chiese dentro la chiesa, e con l'aggravante di una malattia che nei partiti senza dottrina è contagiosa quanto la peste: la corruttibilità e la corruzione degli yes-men.

Cricche dentro la cricca, mafie dentro la mafia, chiese dentro la chiesa, e con l’aggravante di una malattia che nei partiti senza dottrina è contagiosa quanto la peste: la corruttibilità e la corruzione degli yes-men.

In questi sistemi cercare di migliorare le cose, di farle funzionare non solo è inutile ma anche controproducente. Il gruppo si chiude e respinge l’individuo, colpevole di non adeguarsi all’assenza di principi e alla struttura malata del gruppo stesso.

In altre parole, se il partito dottrinario schiaccia coi suoi principi chi protesta o disobbedisce, il partito che non sa cosa vuole né come lo vuole rigetta come un corpo estraneo chi non si adegua alla sua assenza di principii, cioè alle sue menzogne, alle sue ipocrisie, alle sue clientele.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 516

15. Il sacrificio dell’eroe in “Un uomo” di Oriana Fallaci: Martire o pecora nere

Il sacrificio dell'eroe in "Un uomo" di Oriana Fallaci: Martire o pecora nere
Alekos Panagulis, il protagonista di “Un Uomo” e Oriana Fallaci

Come abbiamo detto, cercare di migliorare le cose, di farle funzionare bene, di fare la differenza, ci espone al rischio di diventare pecore nere, degli outsider, che non si riconoscono e non sono riconosciuti da nessun gruppo.

Nella migliore delle ipotesi, anche quando si riesce a creare un cambiamento, come nelle rivoluzioni, ben presto il sistema rinnovato tende a ripresentare limiti e problematiche uguali o analoghe a quello precedente.

Guarda l’ America, quest’America che nacque dai disperati in cerca di libertà e di felicità, che si ribellò all’Inghilterra perché non voleva essere una sua colonia.

E Poi ? Inventò lo schiavismo, carne umana, venduta a peso come la carne dei bovi, schiacciò altri disperati in cerca di libertà e di felicità, infine fece di mezzo pianeta la propria colonia.

Guarda i paesi che in Europa condussero la Resistenza e che oggi vivono sugli stessi regimi che dettero il via al fascismo e al nazismo: gli stessi capi, le stesse polizie.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 540
Un uomo Oriana Fallaci. Guarda i paesi che in Europa condussero la Resistenza e che oggi vivono sugli stessi regimi che dettero il via al fascismo e al nazismo: gli stessi capi, le stesse polizie.

Ha senso lottare per fare la differenza? La battaglia di Alekos Panagulis raccontata in “Un Uomo” di Oriana Fallaci

Viene da chiedersi allora che senso ha tentare di opporsi al marciume, al malfunzionamento, cercare di fare la differenza? Se si rischia di rimanere da soli, raminghi, a gridare nel deserto.

Perché soffrire, allora, perché lottare, perché rischiare d’essere investiti dalla raffica che parte dalla montagna e ti butta laggiù in fondo al pozzo tra i pesci?

Perchè quando il voler far funzionare le cose, il desiderio di portare anche solo un goccio di ordine e correttezza in più, è insito nella tua persona, non puoi far altro che continuare a provarci. La realtà è un equilibrio tra la spinta naturale al disordine dei gruppi, all’entropia, e la tendenza di alcuni singoli a che cercano di portare ordine, in maniera incessante. Questi sono coloro che Watzlawick chiamava i “servitori della neghentropia” (Nardone & Watzlawick, 1990).

Ma perché è l’unico modo di esistere quando sei un uomo, una donna, una persona non pecora del gregge, perdio!

Se un uomo è un uomo, non una pecora del gregge, v’è in lui un istinto di sopravvivenza che lo induce a battersi anche se capisce di battersi a vuoto, anche se sa di perdere: Don Quisciotte che si lancia contro i mulini a vento senza curarsi d’essere solo e anzi fiero d’essere solo.

Un uomo di Oriana Fallaci. Se un uomo è un uomo, non una pecora del gregge, v'è in lui un istinto di sopravvivenza che lo induce a battersi anche se capisce di battersi a vuoto, anche se sa di perdere: Don Quisciotte che si lancia contro i mulini a vento senza curarsi d'essere solo e anzi fiero d'essere solo.

E non ha importanza che egli agisca per sé stesso o per l’umanità, credendo al popolo o non credendoci, non ha importanza che il suo sacrificio abbia o non abbia risultati: finchè lotta e nel momento in cui soccombe fisicamente è lui il Popolo, è lui l’Umanità

Il potere delle minoranze

In fondo esiste una remota possibilità che la lotta di questi esseri umani possa risvegliare altre individualità, che dormono assopite nella comodità e nella superficialità del conformismo. Come sottolinea il mio amico Giuseppe Pasero, il potere del cambiamento è delle minoranze (Pasero, 2009).

E magari un risultato esiste: sta nel fatto che egli si allontani dal branco, che rifiuti di appartenere al fiume di lana, che turbi il gregge per un’ora o un giorno. A volte basta che un uomo, una donna, si allontanino dal gregge perché il gregge si sparpagli un poco, perché il fiume di lana interrompa il suo fluire lungo in sentiero tracciato dalla montagna.

Un uomo Oriana Fallaci, pag 541

Il sacrificio dell’eroe in “Un uomo” di Oriana Fallaci

Talvolta perché il singolo, l’eroe, riesca a lasciare il segno, a far sì che il proprio contributo venga recepito è necessario che egli muoia.

Secondo alcuni biblisti, anche la crocifissione può essere letta come l’ultimo ed estremo tentativo rimasto a Cristo, per impegnarsi fino in fondo nella trasmissione efficace del proprio messaggio (Paolo Curtaz, 2017).

E’ il sacrificio della vita a far sì che l’eroe venga riconosciuto quale servo del bene comune, invece che come voce fuori dal coro di un rompiscatole. Ricordiamoci che l’etimologia della parola eroe può essere fatta risalire a una duplice fonte, secondo alcuni deriverebbe da amore, secondo altri da servo. In questo senso l’eroe potrebbe essere colui che si mette al servizio degli altri non per il proprio ego, ma per amore.

I rottami dell’auto di Alekos Panagulis
Recensione psicologica a "Un Uomo" di Oriana Fallaci
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Bibliografia

Curtaz, P., Convertirsi alla gioia, Edizioni San Paolo 2017, Milano

Giannotti, E., Nardone, G., Rocchi, R., Modelli di famiglia, TEA pratica, Milano, 2015.

Pasero, G., L’assertività nella vita privata e professionale. Prospettive metodologiche e suggerimenti pratici per migliorare la qualità delle relazioni, Franco Angeli 2009, Milano.

Nardone, G. & Watzlawick, P., L’arte del cambiamento, La soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi. Ponte alle Grazie 1990, Adriano Salani Editore S. p. A., Milano.

Nardone, G. & Bartoli, S., Oltre sé stessi. Scienza e arte della performance, Ponte alle Grazie, Milano 2019.

Recalcati, M., Il complesso di Telemaco, Feltrinelli 2013, Milano.

Sorrentino, P., Hanno tutti ragione, Universale Economica Feltrinelli 2012, Milano.

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