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Luca Proietti

Medico, Psichiatra e Psicoterapeuta

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Perchè il complesso di Edipo non esiste ? Ma abbiamo tutti di quello di Samarcanda

Luca Proietti · Apr 22, 2020 · Leave a Comment

In questo post dal titolo, volutamente provocatorio, ti spiego perché, secondo me, il Complesso di Edipo non esiste.

Perchè il complesso di Edipo non esiste ? Ma abbiamo tutti di quello di Samarcanda
Edipo e la Sfinge di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Cosa è il complesso di Edipo ?

Il Complesso di Edipo è un concetto che è stato coniato da Freud e poi ampliato da Jung, per per spiegare una fase di maturazione del bambino. Questa fase sarebbe caratterizzata dal desiderio di un affetto esclusivo per il genitore di sesso opposto e di sostituirsi a quello del proprio sesso.

Il nome deriva dal mito greco di Edipo, che inconsapevolmente uccise suo padre Laio e sposò, Giocasta, sua madre.

Freud e Jung e il complesso di Edipo
Freud e Jung

Il complesso di Edipo esiste ?

Non so se davvero per maturare dobbiamo passare una fase del genere; ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, da un punto di vista psicologico, su come siano andate realmente le cose al povero Edipo, capiamo che lui questo complesso non lo aveva.

La storia di Edipo in 10 punti

1. C’è un Re di nome Laio con sua moglie Giocasta.

2. La profetessa dell’ oracolo di Delfi, la Pizia, che potremmo paragonare all’odierno Otelma, disse a Laio che il bambino nato da lui e Giocasta lo avrebbe ucciso, avrebbe sposato la madre e rovinato per sempre la casata.

3. Laio tenta di ripudiare Giocasta, ma questa lo fa sbronzare e dopo una notte di bagordi lei rimane incinta.

4. Nasce il bambino, Edipo. Laio lo abbandona nel bosco, destinandolo a morte certa, per scongiurare il compimento della profezia.

5. Edipo viene salvato, cresce presso la corte del re di Corinto, Polibo, convinto che questi sia suo padre.

6. Edipo dopo vari casini di gente che non si fa mai gli affari suoi, esistevano anche allora evidentemente, decide di andare anche lui dall’Oracolo di Delfi. Voleva infatti capire se Polibo era davvero suo padre.

di Edipo va all'oracolo di Delphi
Foto dell’oracolo di Delphi by DiChatz on Unsplash

…Non lo avesse mai fatto…

7. La profetessa dell’oracolo sa tutto di tutti, quello che non sa lo prevede, non si fa gli affari suoi e porta anche iella. Poteva stare zitta o spiegare le cose con calma al povero Edipo, invece grida contro di lui e lo scaccia inorridita, dicendo questi ucciderà suo padre e sposerà sua madre.

Probabilmente la sacerdotessa sarà stata in Burnout, possiamo anche capirla, ma ha in maniera imprudente omesso dei particolari fondamentali, oggi sarebbe stata denunciata o segnalata al garante della Privacy.

8. Edipo si prende male, giustamente, e decide di scappare a Tebe, povero, per evitare di uccidere quello che credeva essere suo padre e sposare quella che credeva sua madre

9. Sulla strada verso Tebe incrocia Laio, i due litigano, senza sapere di essere padre e figlio, e Edipo uccide Laio, cioè suo padre biologico. Nessuno si è accorto ancora di niente.

Complesso di Edipo e la sfinge
Edipo e la Sfinge di Gustave Moreau

10. E tutti vissero felici e contenti… no sta volta no, è una tragedia Greca 🙂 Edipo è fortissimo libera Tebe da una sfinge che bullizzava la città, e in premio il re, succeduto a Laio, gli dà in moglie l’ex regina Giocasta. Tralasciamo l’alta considerazione che avevano gli antichi Greci per la figura della donna, la profezia è quasi adempiuta.

Un giorno, un araldo viene a dire ad Edipo che Polibo è morto. Edipo tira un sospiro di sollievo: “Bella non posso più uccidere mio padre“. Ma l’araldo gli dice anche che in realtà Polibo non era suo padre. Edipo: “O Zeus…”.

All’improvviso tutti capiscono che la frittata è stata fatta…

Edipo ha ucciso suo padre naturale e sposato sua madre. Lei decide di impiccarsi ed Edipo si acceca con una spilla della madre, qualche psicoanalista potrebbe dargli anche del feticista magari 🙂

Complesso di Edipo, la fine di Edipo.

Perchè il Complesso di Edipo non esiste? O se esiste non deve chiamarsi così.

Rileggendo la storia risulta difficile sostenere che Edipo inconsciamente provasse un desiderio di possesso esclusivo per la madre, e che desiderasse che il padre morisse per sostituirsi a lui.

Anzi è quanto di più distante dalla storia che abbiamo appena letto, Edipo ha provato in ogni modo a evitare il patatrac.

Ci sono due aspetti psicologici molto interessanti da analizzare.

Il Primo – Il complesso di Edipo come profezia che si autorealizza.

Tutto questo macello succede proprio per i tentativi di Edipo, di Giocasta e Laio di evitare il compiersi della Profezia.

Insomma se nessuno avesse detto ad Edipo che avrebbe sofferto del complesso di Edipo, cioè che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre, lui non sarebbe mai fuggito da Tebe e sarebbero vissuti tutti felici e contenti.

La prima lezione che possiamo imparare da questo mito è molto importante: spesso sono proprio le diagnosi di noi psichiatri e psicologi a creare la patologia là dove questa non c’è o non ci sarebbe.

Primo non curare chi è normale, Allen Frances
Allen Frances nel suo: “Primo, non curare chi è normale” parla delle conseguenze dannose dell’eccesiva medicalizzazione in ambito psichiatrico (link amazon)

Ci troviamo di fronte a delle realtà inventate che producono effetti concreti.

Questo fenomeno è stato descritto dall’ esperimento di Rosenhan (link Wikipedia), pubblicato su una delle riviste scientifiche più importanti al mondo, Science (Rosenhan, 1973), (link articolo originale).

Paul Watzlawick definiva questi anatemi profezie che si autorealizzano, ne ho parlato qui in questo articolo (link).

Il secondo – Le tentate soluzioni disfunzionali.

Tentate soluzione disfunzionali
Photo by Adrià Tormo on Unsplash

La seconda lezione è ancora più importante della prima: tante volte sono proprio i nostri tentativi di risolvere una difficoltà a creare o mantenere un problema.

Un gruppo di ricercatori del Un gruppo di ricercatori del Mental Research di Palo Alto, tra cui anche Paul Watzlawick, hanno messo in luce come la gran parte dei disturbi psichici si strutturano e si mantengono, paradossalmente, proprio per i tentativi del soggetto di risolverlo.

Tale concetto è stato definito di tentata soluzione disfunzionale (Watzlawick et al., 1974), ed è espresso nel libro Change, qui trovate una breve recensione di questo fantastico libro (Link)

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Change, Paul Watzlawick
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Tentata soluzione disfunzionale e Disturbi psichici

Ad esempio, è proprio il tentativo di controllare le proprie reazioni fisiologiche di paura che portano il soggetto paradossalmente a perderne il controllo fino all’attacco di panico.

Oppure è il tentativo di tenere sotto controllo la paura di contaminarsi, tramite l’esecuzione compulsiva di rituali di lavaggio a portare alla costruzione di un Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Disturbo Ossessivo Compulsivo e tentate soluzioni disfunzionali
Photo by Mélissa Jeanty on Unsplash

Se volessimo inquadrare il caso di Edipo dal punto di vista della Terapia Breve Strategica, siamo di fronte a quello che si definisce “Disturbo” Ossessivo Paranoico.

Il soggetto cerca in ogni modo di combattere mentalmente e di disconfermare una condanna che ha timore se realizzi, ma sono proprio i suoi comportamenti a realizzare ciò che teme.

In questo quadro, che è improprio definire disturbo, il soggetto oscilla tra la paura e l’angoscia, tra il dubbio e la certezza di una condanna, a cui cerca invano di opporsi.

Qui trovi un video riassuntivo su cosa è la Terapia Breve Strategica e quali sono i testi fondamentali per comprenderla (link), qui trovi la versione in forma di articolo(link)

Letta in questo modo la storia di Edipo vi ricorda quella di qualcun altro ?

Il complesso di Samarcanda

Il complesso di Samarcanda, Luca Proietti
Photo by Alex Wigan on Unsplash

Qui sotto trovate il video di una delle mie canzoni italiane preferite: anche in questo caso il nostro eroe, proprio con l‘intenzione di combattere e sfuggire a un proprio timore, finisce per concretizzarlo.

Aiutando una vecchia signora vestita di Nero, che altrimenti avrebbe faticato assai nel portare a termine il proprio compito.

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola, 
bianche le torri che infine toccò, 
ma c’era sulla porta quella nera signora 
stanco di fuggire la sua testa chinò: 
“Eri fra la gente nella capitale, 
so che mi guardavi con malignità, 
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale, 
son scappato via ma ti ritrovo qua!” 

“Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato 
io non ti guardavo con malignità, 
era solamente uno sguardo stupito, 
cosa ci facevi l’altro ieri là? 
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda 
eri lontanissimo due giorni fa, 
ho temuto che per ascoltar la banda 
non facessi in tempo ad arrivare qua. 

Non so dirvi quindi se siamo stati tutti dei piccoli Edipo e delle piccole Elettra, tutti rischiamo tutti di essere vittime del complesso di Samarcanda; quando, come il povero Edipo, cercando di combattere paure che crediamo vere prima che lo siano, le realizziamo.

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Bibliografia

Rosenhan, D. L., (1973) On being sane in insane places, in Science, vol. 179, 4070, 250–258, DOI:10.1126/science.179.4070.250, PMID 4683124. 

Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: La formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Casa Editrice L’ Astrolabio.

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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