Si parla spesso di Problem Solving, ma perché Problem Solving Strategico?
La percezione di eccellenza è una percezione di differenza
Stefano Bartoli

In questo post vedremo cosa è il Problem Solving Strategico e come utilizzarlo. Se vuoi approfondire l‘ argomento acquista subito questo libro, al prezzo migliore su Amazon a questo link.

Tratto dalla lezione del Dott. Stefano Bartoli sul Problem Solving Strategico presso il Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo.
Il Problem Solving Strategico utilizza le prerogative della Terapia Breve Strategica come le logiche non lineari, il ricorso al linguaggio evocativo e l’utilizzo della comunicazione efficace strategica.
Per questo presenta notevoli vantaggi rispetto a un Problem Solving tradizionale incardinato sulla razionalità e sulle logiche lineari.
Quando interagiamo con qualcuno dobbiamo capire se ha un problema o no. Se non c’è una soluzione, è un fatto, non un problema.
Esistono i problemi perché esistono le soluzioni, se non ci sono soluzioni sono dati di fatto, questi possono essere solo gestiti o accettati.
Posso avere un problema nel gestire o accettare un dato di fatto, come un lutto.

Le Fasi del Problem Solving Strategico
1. Analisi e definizione del problema

Primo step è ottenere una visione sistemica, generale, partendo dalla superficie e ampliando i punti di vista.
Cosa vuol dire strategico ? Vuol dire raggiungere un obiettivo, nel minor tempo possibile, con il minor numero di risorse che ho a disposizione. Perché quindi partire dal generale, ampliando ?
Perché quando la persona arriva con un problema, ha una visione focalizzata, se io amplio la visione in realtà sto già ristrutturando e cambiando la percezione della realtà. Con le domande:
- Chi? chi è coinvolto?
- Dove ? Solo nella vita professionale o solo in quella privata? In casa o fuori casa?
- Quando?
- Come ?
Faccio diagnosi del problema ma nello stesso momento sto già intervenendo. Capire infatti cosa è il problema, chi è coinvolto, dove e quando questo si esprime, mi porta a fare delle connessioni che sono già una ristrutturazione, un cambiamento della realtà. Questa realtà deve essere accettabile per la logica della persona.
Per questo in Terapia Breve Strategica si parla di diagnosi intervento. Definire il problema è già un intervento, una ristrutturazione, infatti…
Il problema che abbiamo definito quasi sempre è diverso da come la persona lo ha portato, ma come mai? Perché la persona ci descrive il problema in termini di logica di effetto e non di logica di funzionamento
Logica che crea il problema
Ci sono sempre una o più cause per un problema, però non posso essere sicuro quali siano effettivamente, e anche nel momento in cui le trovassi non posso modificare il passato. Risponde alla domanda perchè ?
Logica di mantenimento
Risponde alla domanda “come?” Quali sono i tentativi di soluzione che mantengono il problema.
Logica dell’ effetto del problema
La persona fa certe cose in virtù del suo problema. Quando la persona viene in terapia porta sempre gli effetti ma non la logica di mantenimento del problema.
Logica di intervento
L’ intervento invece andrà calzato sulla logica di mantenimento, che creerà una logica di effetto differente. Quindi la logica del mio intervento e di risoluzione dovrà ricalcare quella di mantenimento.
2. Definire l’obiettivo per il Problem Solving Strategico

Devo trovare un obiettivo, per vederlo, per essere più rapido, più preciso e per muovermi verso una direzione concordata.
Questo dovrà essere chiaro, tempificato, realizzabile, misurabile, e accordato con la persona.
Se non riesco a definirlo, utilizzo la tecnica dello scenario oltre il problema.
Scenario oltre il problema
In questo modo creiamo uno spiraglio di apertura, senza che lui debba fare qualcosa, inoltre ciò può innescare il meccanismo della profezia che si autoavvera.
Siccome è una tecnica di visualizzazione, quanto più suggestioniamo la persona, quanto più lui potrà visualizzare meglio. Utilizziamo la ridondanza, per creare un’ ipnosi senza trance.
Immagina che come esci di qua, e scendi le scale, proprio come le scendi di solito. Poi dopo che hai sceso le scale, vai alla macchina, entri in macchina, come di solito entri in macchina, ti siedi, ti metti comodo come fai di solito. E immagina che come per miracolo tutto sia risolto. Da cosa te ne renderesti conto che tutta la situazione è ormai risolta? Quali sono i fattori concreti che ti fanno sentire che tutto è risolto?
3. Analisi delle tentate soluzioni nel Problem Solving Strategico
In questo post abbiamo visto come spesso siano proprio i tentativi di risolvere un problema a mantenerlo in essere.
Qualsiasi tentata soluzione che viene applicata funziona un pochino, ma è quella che mantiene il problema. Se non funzionasse un poco, non continueremmo ad applicarla, funziona magari nel mantenere la persona più tranquilla rispetto al problema. La tentata soluzione ci svela il Sistema Percettivo Reattivo.
A questo punto faremo una lista delle tentate soluzioni e cercheremo di individuare quali stanno mantenendo il problema, e quali invece sono potenziali eccezioni al mantenimento del problema. In questo modo si identificano le azioni che dobbiamo pianificare.
Tecnica del Come Peggiorare
Se tu volessi volontariamente non migliorare ma peggiorare la tua soluzione? Cosa dovresti fare o non fare, pensare o non pensare, dire o non dire per peggiorare la tua situazione.
La tecnica del come peggiorare serve a sviscerare tutte le tentate soluzioni, anche quelle di cui il soggetto non è consapevole.
Dopo che le ha scritte, faccio sottolineare quelle che mette in atto o ha messo in atto.
Ma di tutte queste cose che mi hai scritto, per caso hai già messo in atto delle cose che mi hai scritto?
Quindi, io ti ho chiesto le cose che ti farebbero peggiorare, dalle tue parole mi sembra di capire che alcune di queste tu le stia già mettendo in atto.
Tu cosa vuoi continuare a fare, vuoi migliorare o vuoi continuare a peggiorare ?
Per migliorare le cose devono cambiare o rimanere uguali?
Secondo te chi deve iniziare a cambiare le cose ? Tu o gli altri ?
Alcuni potrebbero risponderci gli altri. Allora potremmo ribattere, certo ma secondo te cosa conviene fare? Iniziare a cambiare anche tu per cambiare gli altri o aspettare che gli altri cambino perché ti facciano stare meglio?
4. Eccezioni nel Problem Solving Strategico
Nella lista delle tentate soluzioni potrei trovarne alcune che hanno funzionato nel superare il problema in alcuni casi, queste sono delle eccezioni. Devo vedere se queste sono replicabili. Per fare ciò le devo analizzare come si analizza il problema.
- Chi?
- Dove ?
- Quando?
- Come ?
Se riesco ad identificare un’ eccezione replicabile, questa mi aiuta a risolvere velocemente il problema.
5. Tecnica dello scalatore

Sai:
Non è la grandezza della montagna, ma il sassolino nella scarpa che fa desistere lo scalatore
Stefano Bartoli
Pianificazione top-down e attuazione bottom-up. Una volta che ho chiare le tentate soluzioni, la situazione di partenza (base) e l’ obbiettivo (cima), devo pianificare le azioni da mettere in atto per raggiungere quest’ ultimo.
Il modo più efficace per farlo è pianificare il percorso come fanno gli scalatori con le vie di salita sulla vetta, cioè partendo dalla cima per arrivare alla base, segmentando il processo in minimi passaggi.
Questa tecnica, semplice nella spiegazione è una delle più difficili nella realizzazione, infatti la nostra mente tende a pianificare in senso bottom-up e non top-down. Ogni passaggio a sua volta può essere segmentato più volte.
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Bibliografia
G. Nardone. Problem solving strategico. L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili, Ponte alle Grazie 2009, Adriano Salani Editore S. p. A., Milano.

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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